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Fire

Giovanni Tritemio era accanto ad un fuoco, nel inverno del 1513 presso Würzburg, e come amico e maestro di Cornelius Agrippa si apprestava ad una travagliata riduzione fisica della materia dall’informe alla forma.

Aveva appena concluso la sua opera, la Steganographia, che teneva rilegata in forma manoscritta e che aveva letto solo l’abate di Sponheim, che ora gli aveva chiesto un  esempio di magia  operativa. Nell’ athanor aveva messo amnesie, frammenti del passato, ricordi, specchi riflettenti, luci tremolanti di candele: il risultato doveva essere uno oggetto che avesse la capacità di distruggere qualsiasi approccio in cui gli accadimenti siano legati da un nesso causale, trasformando ogni fatto in una spirale irrealistica ma emotivamente vera.

Uomo dotto, conosceva lingue come l’ebraico, il caldeo e il tartaro ed era in contatto con cabalisti, teologi e alchimisti. Il fuoco cominciò la sua opera, un processo “spirituale” di ascesa verso la luce della bellezza e di liberazione nella idealità: il fuoco, che in alchimia è sia un agente della trasformazione  sia il risultato della trasformazione stessa bruciava, mentre Tritemio pensava che poi, all’improvviso, si inciampa in un pomeriggio d’inverno in  parole che si fanno talmente invadenti che i corpi reagiscono.   La sorpresa diventa piacere. Desiderio di provare piacere. Piacere di provar desiderio. E le parole vorrebbero essere vissute, consapevoli di quanto sia effimera la tensione capace di sconvolgere.

Ma consapevoli anche che senza un atto di volontà i sogni rimangono sogni, le parole, parole.
 
“Avremo il coraggio di vivere un attimo sospesi dai nostri giorni tutti uguali?” si chiese con stupore e desiderio. 

Nel 1518 creò la Tabula recta.

Le parole non servono

Mi è toccata in sorte la disciplina mentale.

Lontani maestri affermano che la mente ha la potenza di un proiettore. Se concentrati attraverso una lente, i raggi dispersi della mente, così come i raggi del sole,  possono bruciare il cotone. Dicono che insospettabili uomini comuni cercano da secoli accesso al tesoro della conoscenza più profonda e trascendentale.

Dal pomeriggio del 30 gennaio 2002, sette anni fa, non cerco più la padronanza dei sensi e delle fluttuazioni dei pensieri. Cerco solo di nascere, sapendo che per farlo devo prima morire, e per morire devo prima svegliarmi.

Avrò acquistato del buonsenso solo il giorno in cui avrò appreso a distinguere quello che mi farà bene o male domani da quello che mi sembra buono o cattivo oggi.

Alba

Fuggiremo il sonno
fuggiremo il riposo.

Supereremo in velocità
l’alba e la primavera,
e prepareremo giorni e stagioni
a misura dei nostri sogni.

(P.E) 

Leo

Leo De Berardinis (Gioi, 3 gennaio 1940 – Roma, 18 settembre 2008)

L’attore e lo spettatore si fronteggiano sulla linea dell’interpretazione. La parola è inadeguata per descrivere un gesto.

L’ho visto stagliarsi tra il buio e la luce e, dopo un piccolo gesto, camminare lento e ieratico. Avete anche voi visto camminare Leo?

Ci sono artisti che creano mondi in cui vorresti abitare, che ‘ti abitano’ quando ne entri in contatto, che porti con te all’aldilà.

Ho sorseggiato un caffè con Leo. E questo mi basta.

Il grande concerto nel cielo

Richard Wright (Londra, 28 luglio 1943, 15 settembre 2008)

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