ISBN 88-87765-80-4

Prendi il tuo amore e ficcatelo su per il cuore.
(D.B.)

Prendi il tuo amore e ficcatelo su per il cuore.
(D.B.)

Stefano arrivò di fronte al negozio dell’orologiaio leggermente accaldato; era sgattaiolato dall’ufficio durante la pausa per il pranzo e temeva che avrebbe trovato chiuso. Spinse la porta ed entrò. Migliaia di ticchettii lo avvolsero come un bozzolo e il vecchio sollevò lo sguardo dal banchetto di lavoro e lo guardò sorridendo attraverso spesse lenti.
Non funziona più - disse Stefano - porgendogli una grossa sveglia meccanica. Le lancette sembrano pazze, a volte avanzano ed altre vanno indietro…comunque non segna mai l’ora esatta da almeno due anni.
Conosce il significato del tempo? - disse l’orologiaio - sa per caso se esso è irreversibile?
In qual caso le lancette della sua sveglia avrebbero ragione. Sa - continuò garbatamente - l’irreversibilità è una illusione, un’impressione soggettiva, che deriva da condizioni iniziali eccezionali e noi cerchiamo di venire a patti con il tempo, con il suo arco limitato aperto su di noi; comunque mi faccia vedere - concluse.
Con un sottilissimo giravite aprì il fondo della sveglia e lo osservò perplesso: Signor mio - parlottò come tra sé e sé - i processi reversibili non conoscono alcuna direzione privilegiata del tempo, mentre i processi irreversibili implicano una freccia del tempo che genera inevitabilmente entropia, cioè caos e disordine.
Dunque - concluse mentre ricomponeva la vecchia sveglia e le dava la carica con una grossa chiave dorata - quando un sistema arriva all’equilibrio e i processi irreversibili a una conclusione finale, l’entropia raggiunge il suo massimo!
Stefano lo guardava sbalordito e leggermente preoccupato: prese la sveglia dalle sue mani e fece il gesto di tirare fuori il portafogli mentre diceva - quanto le devo?
A me non deve nulla - sorrise l’orologiaio - a lei stesso invece molto. La sveglia funziona bene, è lei che funziona come una vettore irreversibile e genera confusione, anche alla sveglia che non sa più in che verso girare! Scusi la domanda personale, lei che è giovane, sogna?
Stefano immobile chiuse appena gli occhi pensoso e quasi gridò in falsetto - certo che sogno!
Allora, forse, noi sognavamo sogni migliori - concluse il vecchio ricominciando a lavorare al suo banchetto, dimentico ormai di quel giovane accaldato, che lentamente apriva la porta e si perdeva tra la folla.