Archive for Luglio, 2008

Essere o non essere?

Non è esattamente questo il problema che Amleto si poneva, diventando poi il monologo più noto della storia. Cioè, girando la frase, il problema evidenziato non è essere/non essere. Così posto implicherebbe discussioni ontologiche  (ne parlavamo con Jacob Lorhard e Rudolph Göckel ieri sera, in pizzeria) che potrebbero non finire mai.

Amleto solleva il seguente quesito: è più nobile sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna, o combattere contro il mare di tribolazioni fino a vincerle?

Un fatto certo è che anche Wikipedia, su questo argomento, traballa.

Ora, la soluzione proposta da A. non è certo il sonno ma, dice Calibano, i sogni che si sognano durante il suddetto sonno. Quali sogni si sognerebbero non è prevedibile, però.

L’argomento va affrontato presto, anche subito, perchè è importante preoccuparci del futuro visto che è là che dovremo passare il resto della nostra vita.

Il mio nemico

E’ inutile che fai finta di niente: so chi sei.

Ti mostri grintoso e stimolante di giorno, gentile e premuroso di notte. Ma dietro questa facciata stai tentando di spolparmi vivo. Un mio amico catanese avrebbe detto “ti prendi tutto, anchè il caffè. Mi rendi schiavo delle mie passioni”.

Ora che ti ho scoperto non hai scampo. Non utilizzerò le armi della vendetta, sentimento primitivo che non mi appartiene. Per annientarti utilizzerò un semplice accorgimento: ti dirò sempre la verità.

Hai già paura vero? Ti chiamerò ogni volta per nome e ti racconterò la verità. Sei finito, caro Ariel.

Zona disagio

Sono finalmente entrato nella zona.

Il percorso è stato lungo, anche se non proprio lunghissimo in termini assoluti: certo che il concetto di estensione temporale cambia, cambia al crescere del proprio tempo biologico, cambia a seconda del proprio skyline, cambia con le aspettative.

Consapevolmente ho cercato la smagliatura nella rete che mi permettesse di superare la barriera che circonda la zona, le ho girato attorno fino a trovare, con la punta dei polpastrelli mentali, la crepa, la rugosità che indicasse una possibile via di accesso.

Eccomi dentro, sapendo che la malinconia ha bisogno di pochissimo, a volte di nulla, mentre la speranza è avida, pretende tanto e a volte tutto.

Ora sono dentro, perché è l’unico posto dove posso bastare a me stesso: sono nella zona disagio.

Redenzione dell’attore

Signori, il tratto di quest’epoca è la confusione.

Si percepisce una rottura tra le cose e le parole, le idee, i segni che le rappresentano. Il teatro, che non risiede in nulla di specifico ma si serve di tutti i linguaggi (gesti, suoni, parole, fuoco, grida), scuote la falsa realtà che si stende come un lenzuolo sulle nostre percezioni.

Da quando il testo, agli inizi del secolo, ha finito di esercitare la sua tirannia sulla rappresentazione, il pubblico è stato rimosso dal quotidiano. Gesti e danze simboliche hanno messo in moto le emozioni dei presenti. Gli attori hanno utilizzato il grottesco, l’orrendo, il dolore per scuoterli e la musica, la danza, la poesia per elevare le loro coscienze.

Ai margini, spesso fuori o alla periferia dei centri e delle capitali della cultura, una teoria di persone che si definiscono attori, registi, uomini di teatro, esprime la sua visione del mondo attraverso spettacoli che debbono lottare per trovare il loro pubblico. All’unisono, in diverse parti del mondo, essi sperimentano il teatro come un ponte, sempre minacciato, tra l’affermazione dei bisogni personali e l’esigenza di contagiare con essi la realtà che li circonda.

Come il semiologo insegna, l’attore, la cui arte non fu mai utile come oggi all’umanità, è un’emittente multicanalizzata di messaggi a funzione poetica.

Che fare?

Sul balcone di una pensioncina, Mirza Nuri mescolava un mazzo di carte, osservando il traffico di navi sul Bosforo. Ogni nove smazzate il fante di quadri risultava essere la carta più esterna del mazzo, e la sequenza si ripeteva ormai da ore. Sul tavolino il bicchiere era ancora pieno del liquore lattiginoso dal penetrante odore di anice, ormai caldo. Partecipare o ritirarsi?

Cresciuto in Europa aveva assorbito la sub cultura del periodo ed ormai era tempo di decidere. Una sera, in uno di quei locali rumorosi di sitar, aveva sentito dire: “fai le tue cose, ovunque devi farle e ogni volta che vuoi. Ritirati. Lascia la società esattamente come l’hai conosciuta. Lascia tutto. Fai sballare qualsiasi persona normale con cui vieni in contatto. Fagli scoprire almeno la bellezza, l’amore, l’onestà, il divertimento“. Questa frase era diventa il suo codice-guida, la sua filosofia, la sua sub cultura.

Gli ultimi accadimenti, la società impazzita, la sua stessa biografia lo spingevano a prendere una decisione. Posò il mazzo di carte, con l’ultimo fante apparso rivolto verso l’alto, e dalla ciotola posta accanto al bicchiere prese un tahin-pekmez : il sapore dolce del sesamo gli evocò le strade vuote di Samara.

Sul tavolino spianò lentamente l’incarto del dolce per poterne leggere la scritta, tracciata in un giallino pallido: “Quando la luna entrerà nella settima casa e Giove si allineerà con Marte, sarà la pace a guidare i pianeti e sarà l’amore a dirigere le stelle. E allora sorgerà l’Era dell’Acquario”.

Mirza Nuri bevve un piccolo sorso dal bicchiere e guardò le effemeridi sul calendario appeso al muro.
Ora sapeva cosa fare.

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