Ipotesi di pamphlet contro l’attore
Non cedo alla banalità di indicarvi la prima ma, tra le molteplici categorie di persone di cui bisogna diffidare, la seconda è senza dubbio quella degli attori.
Li incontri nei foyer dei teatri o in cantine umide, fuori dai camerini. Si scambiano numeri di telefono, parole sapienti, commenti arguti, sorrisi eccessivi. Salottieri colti, progressisti e democratici per stirpe, mendicano le proprie opportunità lavorative nei festini estivi.
Proletari per natura, si sentono vicini agli operai e agli impiegati e per questo fanno di tutto per non diventare operai e impiegati. Ognuno di loro si sente creativo, si sente al centro dell’universo, si sente un grande attore, si sente un grande attore incompreso: “Signori, fatemi un applauso, guardate come sudo su un palco, scalzo, con un teschio in mano”. Per ogni Carmelo Bene prolifica un esercito di Nessuno.
Vivono di applausi serali e di finanziamenti statali. Da apprezzare è la loro tenacia nel ripetere quelle poche identiche battute, ogni sera, per una stagione intera. Da apprezzare è il loro sforzo durante il giorno nel pedalare in bicicletta per le viuzze delle città mentre gli altri se ne stanno tranquillamente seduti a lavorare in ufficio.
Tespi, il 23 novembre del 530 a.C., fece un danno incalcolabile.
Ogni giorno, teorie di giovani brillanti tentano l’acceso a questa setta, che per i greci era la setta degli “ipocriti“. Simulatori di professione, inseguono la chimera dell’espressione, dell’arte e dell’applauso per fuggire il lavoro, la mediocrità e la vita. Io faccio esattamente il contrario.
