
Cos’è che trasforma un incontro tra due persone in una storia d’amore? E’ difficile dirlo, non avviene quasi mai per le stesse ragioni e la domanda è destinata a rimanere senza risposta: sappiamo invece che, almeno una delle due persone coinvolte, comincia a pensare all’altra in termini di Io&Te o cose del genere. Questo ci basta per dire con certezza che è cominciata una storia d’amore.
Ascolto un programma di canzoni alla radio, le più varie, e a poco a poco si compone nelle mia testa una storia, raccontata dalle canzoni stesse.
VENTO NEL VENTO è questo iniziale fondersi, questo sentire che un qualcosa esterno a noi si è impossessato di una parte della nostra vita e una stagione nuova, sia fisica che metaforica, è cominciata.
Tradurre il testo di ONE sarebbe probabilmente una delusione. Ci piace pensare però che rappresenti l’unicità, l’esclusività del soggetto del nostro amore, che diventa il raccoglitore delle nostre emozioni: questo convergere verso un solo punto è la forza e insieme la debolezza di questa emozione che, per quanto tempo riusciremo a sopportare nella sua devastante attrazione?
Il disagio suggerito da LE TUE MANI SU DI ME è causato dall’esaurirsi di questa spinta immensa che ha consumato tutto il carburante disponibile lasciando il posto ad un quieto, sereno normalissimo sentimento che non riesce più a coprire le crepe sottili e le immense voragini del nostro io e del mondo che ci circonda. Non siamo più Io&Te e siamo molto più soli.
Scorre ora il nostro amore su una piatta strada di normalità, desiderabile a volte e a volte insopportabile, che può durare anni tra sentimenti contrastanti. Si accumulano tossine invisibili che avvelenano il pozzo della passionalità e ci si scopre malati, febbricitanti per la mancanza di emozioni fino a che qualcuno suggerisce la possibilità di iniziare una nuova storia, come un muro su cui la pallina da tennis della nostra vita possa rimbalzare e prendere una nuova direzione. Fino a che chi ha deciso trova il modo di dire all’altro che la storia è finita e che “in un paese c’è una città, in quella città c’è una casa, in quella casa c’è una donna e in quella donna c’è un cuore che amo: sto andando a prenderlo per portarlo via con me’: questo è raccolto in TAKE IT WITH ME: l’inesorabilità dolorosa del distacco da ciò che non è stato possibile vivere pienamente.
Ancora nostalgia per chi si è lasciato in PRIMA DEL TEMPORALE che esprime una promessa di protezione oltre il tempo, che non potremo mantenere per la distanza che… tuttavia ci unisce.
E poi l’addio, MILLE GIORNI DI TE E DI ME, descrizione di come possa essere difficile uccidere l’amore per qualcuno, un qualcosa che non si concepisce morto, che vive in noi, essenza stessa della nostra esistenza: un qualcuno a tratti più grande di noi, insieme al quale “avremmo vinto noi contro un miliardo di persone’, e del quale scopriamo la crudele importanza proprio quando decidiamo di lasciarla.
In questo percorso sembra non esistere una ulteriore possibilità di essere innamorati: in questa atmosfera WITH OR WITHOUT YOU esprime ancora la nostalgia del passato riaffermando però la propria individualità e la consapevolezza dell’essere soli ma di continuare comunque a vivere la vita, non a lasciarsi vivere, con o senza qualcuno.
La vita continua con meno passione ed ardore, come un’auto su un’autostrada senza traffico, e si tenta di trasformare il passato in un oggetto di ricordo, magari proprio di quelli che si comprano nei self-service sull’autostrada e che ci ricordano cose che non sappiamo bene se ci appartengono veramente oppure no: questa atmosfera l’abbiamo cercata in SARA’ UN BEL SOUVENIR.
Un destino in apparenza ineluttabile porta l’immaginario nostro personaggio (che per comodità immaginiamo maschio) verso una ulteriore separazione, che in fondo è una separazione da una unione debole: avanza la solitudine quasi rasserenata di AMATA SOLITUDINE dove un individuo abbandona gli altri per cercare se stesso, ma avverte che il “sé stesso’ è ancorato alla sua vita precedente, nelle mani della sua “vera’ amante, quella che ha dovuto/voluto lasciare la prima volta. E’ l’amarezza dolorosa di uno sbaglio riconosciuto che suggerisce l’idea che si possa, a volte, tornare indietro senza aver perso molto.
Non è facile, si percepisce il tempo trascorso, molte lacrime degli amanti sono state raccolte dai loro amici, la violenza del distacco ha soffocato una parte istintiva dell’amore provato e l’amarezza devastante di questi sentimenti è rappresentata da questo appuntamento, un po’ stanco, all’HOTEL SUPRAMONTE.
Ora il ricordo del passato precipita in una angosciata memoria in cui rifugiarsi, vivendo una solitudine che lo lega sempre più al fantasma dell’amore perduto per sempre: qui egli ama l’amore e non l’amata. THE FAMOUS BLUE RAINCOAT forse non è letterariamente questo, ma l’atmosfera c’è.
Ora si apre un lungo periodo di elaborazione del dolore, di sepoltura dei sentimenti perché la vita biologica possa continuare anche senza il cuore.
Ma un giorno, per caso, in un treno egli intravede la “sua’ donna. TU PARLAVI UNA LINGUA MERAVIGLIOSA è perfetta.
La storia che volevamo raccontare si chiude qui: le ultime due canzoni sono come i titoli di coda di un film, perché proprio come in un film abbiamo sentito la voglia di terminare in modo intenso ma leggero la storia che abbiamo immaginato e l’angoscia evocata.
FAMMI ANDAR VIA è una bella e amara canzone le cui parole andrebbero ascoltate con particolare attenzione perché sono di grande suggestione poetica.
IT’S ALL RIGHT è piacevolmente superficiale e umanamente auto consolatoria.