Archive for Agosto, 2007

Pugni chiusi

Demetrio Stratos

Il cimitero del piccolo borgo di Scipione Castello custodisce la salma di Demetriou Efstratios (1945-1979).

Demetriou negli anni Settanta studia le connessioni tra canto e psiche, insegna psicanalisi e etnomusicologia alle Università di Padova e di Milano.

Applicando particolari metodologie intuisce e dimostra che con la voce si possono ottenere ‘triplofonie’ e, con un certo studio, addirittura ‘quadrifonie’, realizzate fino a quel momento solo dai monaci tibetani e da alcuni cavalieri nomadi della Mongolia.

Tutte le sue teorizzazioni hanno come laboratorio il suo stesso corpo.

Poesia per l’estate

Non c’è alcun verde
sulla collina di K
Non ci son fiori
sulle croci di K.

Alto un girasole c’è solo
che curvo ancora muove
a tramonto.

(with a little help from my friend)

Canzone per l’estate

Con tua moglie che lavava i piatti in cucina e non capiva
con tua figlia che provava il suo vestito nuovo e sorrideva
con la radio che ronzava per il mondo cose strane
e il respiro del tuo cane che dormiva.
Coi tuoi santi sempre pronti a benedire i tuoi sforzi per il pane
con il tuo bambino biondo a cui hai donato una pistola per Natale
che sembra vera,
con il letto in cui tua moglie non ti ha mai saputo dare
e gli occhiali che tra un po’ dovrai cambiare
Com’è che non riesci più a volare?

Con le tue finestre aperte sulla strada e gli occhi chiusi sulla gente
con la tua tranquillità, lucidità, soddisfazione permanente
la tua coda di ricambio
le tue nuvole in affitto
le tue rondini di guardia sopra il tetto.
Con il tuo francescanesimo a puntate e la tua dolce consistenza
col tuo ossigeno purgato e le tue onde regolate in una stanza
col permesso di trasmettere e il divieto di parlare
e ogni giorno un altro giorno da contare
Com’è che non riesci più a volare?

Con i tuoi entusiasmi lenti precisati da ricordi stagionali
e una bella addormentata che si sveglia a tutto quel che le regali
con il tuo collezionismo di parole complicate
la tua ultima canzone per l’estate.
Con le tue mani di carta per avvolgere altre mani normali
con l’idiota in giardino ad isolare le tue rose migliori
col tuo freddo di montagna e il divieto di sudare
e più niente per poterti vergognare

Com’è che non riesci più a volare?

Fabrizio De Andrè, 1975

Lettura per l’estate

ombrellone

Qualunque cosa distrugga la libertà non è amore. Deve trattarsi di altro, perché amore e libertà vanno a braccetto, sono due ali dello stesso gabbiano.

Ogni volta che vedi il tuo amore in conflitto con la tua libertà, significa che stai facendo qualcos’altro in nome dell’amore.

L’amore non è un bisogno ma un traboccare.

L’amore è un lusso. E’ abbondanza. Significa possedere così tanta vita che non sai più cosa farne, quindi la condividi. Significa avere nel cuore infinite melodie da cantare; che qualcuno ascolti o no è irrilevante.

Anche se nessuno ascolta, devi comunque cantare, devi danzare la tua danza.

Osho, “Con te o senza di te” (su arguta indicazione di Cristina Ginevra)

Estate

Cammino nella mia città dolente, avanzo così lentamente che la mia andatura somiglia ad un blues strascicato. Esiste dunque una felicità nella solitudine. Ora la mente finalmente si stacca e come un palloncino vola alta ed io ricordo. Ricordo un ciclista che si chiamava Zandegù ed un altro che si chiamava Passuello: questi nomi mi richiamano sempre alla mente imprese eroiche.

In questi momenti provo l’esperienza del “sacro” e la solitudine diviene per me condizione privilegiata: mi aiuta ad armonizzare i pensieri con i ricordi ed i sentimenti.

Ricordo di aver letto, probabilmente mille anni fa, scritta con un pennarello su di un muretto del lungomare, la triste storia di Tonno Sgnacchete: era il breve racconto di una vacanza a Silvi Marina di un adolescente (detto Tonno Sgnacchete appunto) che voleva adescare delle ragazze e che non portò alcun risultato. Forse anche lui cercava l’esperienza del sacro.

La meditazione, la preghiera dicono e, a livello inconscio, il sonno operano questa integrazione tra i vari livelli di sé.

Mi viene alla mente, mentre attraverso obliquo come un granchio una piazza vuota e assolata, il “Bestiario di animali passati, presenti e futuri” manipolato da P.G. in Prospero’s Books. Egli lo descrive come un grosso volume, un’enciclopedia di animali: reali, immaginari e apocrifi. Grazie a questo libro si è in grado di riconoscere coguari e apali, pipistrelli, manticore e dromedari, il camaleopardo, la chimera e il gattamarano.

A volte non si può uscire dalla solitudine, ma si può assegnarle un significato.

Pagina successiva »