
Cammino nella mia città dolente, avanzo così lentamente che la mia andatura somiglia ad un blues strascicato. Esiste dunque una felicità nella solitudine. Ora la mente finalmente si stacca e come un palloncino vola alta ed io ricordo. Ricordo un ciclista che si chiamava Zandegù ed un altro che si chiamava Passuello: questi nomi mi richiamano sempre alla mente imprese eroiche.
In questi momenti provo l’esperienza del “sacro” e la solitudine diviene per me condizione privilegiata: mi aiuta ad armonizzare i pensieri con i ricordi ed i sentimenti.
Ricordo di aver letto, probabilmente mille anni fa, scritta con un pennarello su di un muretto del lungomare, la triste storia di Tonno Sgnacchete: era il breve racconto di una vacanza a Silvi Marina di un adolescente (detto Tonno Sgnacchete appunto) che voleva adescare delle ragazze e che non portò alcun risultato. Forse anche lui cercava l’esperienza del sacro.
La meditazione, la preghiera dicono e, a livello inconscio, il sonno operano questa integrazione tra i vari livelli di sé.
Mi viene alla mente, mentre attraverso obliquo come un granchio una piazza vuota e assolata, il “Bestiario di animali passati, presenti e futuri” manipolato da P.G. in Prospero’s Books. Egli lo descrive come un grosso volume, un’enciclopedia di animali: reali, immaginari e apocrifi. Grazie a questo libro si è in grado di riconoscere coguari e apali, pipistrelli, manticore e dromedari, il camaleopardo, la chimera e il gattamarano.
A volte non si può uscire dalla solitudine, ma si può assegnarle un significato.