Archive for Luglio, 2007

Temporeggiare

Procràstinare, differire, dilazionare nel tempo, dilatare l’esperienza, mai, dopo, domani, presto…c’è tutta un’arte del rimandare un impegno, dell’allontanare da sé un evento che con il suo solo “esistere” ci opprime o quantomeno ci disturba. Vale anche per i fatti piacevoli, non solo per le seccature o le incombenze. Ecco, incombenza è un termine molto efficace: è un sostantivo che indica bene l’incarico, la commissione che si dà o si riceve di fare una cosa.

Partendo da queste considerazioni, tra amici, ci siamo riuniti in un gruppo che abbiamo nominato “I Procrastinatori” che ha come scopo diffondere una cultura, anzi una estetica del “procràstinare” appunto tutti gli impegni ad un generico domani, ad un dopo che non è certo che verrà.

Vantaggi? Alcuni e contraddittori: la pressione psicologica degli impegni i viene di certo allentata ma, di contro, se ne espande la durata nel tempo. Come dire essere cotti a fuoco lento piuttosto che gettati nell’acqua bollente; un altro possibile vantaggio è il decadere naturale dell’impegno. Da uno studio fatto ci risulta che il 27,9% degli impegni che ci affibbiano, ci appioppano (cose sempre sgradite o spiacevoli) decadono per loro naturale inconsistenza o inutilità effettiva: chiunque lavori in un ufficio ne ha sicuramente esperienza diretta.

Essendo il nostro nobile scopo quello di diffondere tale cultura del rimandare, ci stiamo adoperando, (confortati in questo dalla certezza di contribuire, così facendo, a ridurre anche l’entropia generale dell’universo), per rendere ufficiale il nostro nutrito gruppo.

Per essere veramente efficienti dobbiamo costituirci in associazione, riunirci a date prefissate, stilare un manifesto ed un regolamento, tesserare i soci, raccogliere fondi, farci conoscere dai media.

Vista però la mole di cose da fare, per ora, stiamo procrastinando questo pur importante passo…

L’invidia

Invidia

“Io sto male per colpa tua, perché tu metti in luce la mia inferiorità; allora devo assolutamente evidenziare le tue mancanze, i tuoi difetti, facendoti sentire ridicolo: farò in modo che anche tu soffra”.

Tra i tanti mostri che ho combattuto, questo mi è sembrato il più ostico: l’invidia. Affermo che è il peggiore dei vizi.

Cari compagni di viaggio, vi ho visto vantarvi spesso delle vostre passioni, delle vostre debolezze, anche delle più criminose; ma l’invidia è una passione timida e vergognosa che non vi osate mai confessare.

Tentate, un po’ maldestramente, di recuperare la fiducia e la stima in voi stessi, impedendo la caduta del vostro valore attraverso la svalutazione dell’altro. Ragazzi, continuate pure a gettarmi del fango. Il vostro sforzo mi scalfisce solo un po’ perchè l’invidia è un sentimento che divora chi lo nutre.

Anzi, ve ne prego, continuate ancora perchè io sono vanitoso.

In fondo sono d’accordo con Gibran: l’invidioso mi loda senza saperlo.

Up patriots to arms

Era la vigilia della serata finale del Traffic Festival 2007. Gli organizzatori avevano dato carta bianca a Franco Battiato, il quale aveva invitato Ivan Segereto, Antony and the Johnsons e i Subsonica.

Qualcuno mi chiede: “Ma che c’entrano tra loro?”.
Rispondo: “L’unico comun denominatore è Battiato stesso, che li comprende tutti”.

A fine serata, con 70.000 persone in delirio, altri mi dicono: “Splendido, non pensavo che Battiato fosse così“.
Rispondo: “Battiato è tutto questo: intimità, divertimento, misticismo, provocazione, leggerezza, sperimentazione, classica, pop. Prima di altri musicisti. Gli altri sono tutti venuti dopo“.

Pochissimi, mentre ballavano e gridavano durante il primo incalzante pezzo elettronico dei Subsonica, sapevano che quel brano non era il loro, ma era stato scritto nel 1972 da Battiato. Solo alcuni hanno riconosciuto, nel terzo pezzo del gruppo torinese, “Up patriots to arms“.

L’Impero della musica è giunto fino a noi carico di menzogne. Mandiamoli in pensione i direttori artistici e gli addetti alla cultura.

La canzone della galassia

galassia

In una magica serata torinese con Franco Battiato, Antony and the Johnsons e i Subsonica, questa è la canzoncina che cantò Manlio Sgalambro davanti a 70.000 persone.

Ogni volta che la vita la deprime, Sig.ra Brown
e tutto le sembra duro e difficile
e la gente è stupida, sgradevole e sciocca
e le sembra di non poterne proprio più…

Ricordi che si trova su un pianeta in evoluzione
che ruota su se stesso a 1500 chilometri l’ora
orbitando a 30 chilometri al secondo, così sembra,
attorno a un Sole da cui prende il suo calore.

Il Sole, io e lei, e tutte le stelle che vediamo
percorrono quasi due milioni di chilometri ogni giorno
a più di 60 000 chilometri l’ora, nel braccio a spirale
di una galassia che chiamiamo Via Lattea.

La nostra stessa Galassia contiene 100 miliardi di stelle
ed è larga 100 000 anni luce da un lato all’altro.
Ha un bozzo al centro, spesso 16 000 anni luce
ma dove siamo noi è spessa solo 3 000 anni luce.
Noi ci troviamo a 30 000 anni luce dal centro galattico
e facciamo un giro completo ogni 200 milioni di anni
e la nostra Galassia è solo una tra milioni di miliardi
in questo incredibile universo in espansione.

L’universo stesso si espande senza sosta
in tutte quante le direzioni
più veloce che può, alla velocità della luce.
La cosa più veloce che c’è, 300 000 chilometri al secondo.

Perciò ricordi, quando si sente piccola e insicura,
quanto incredibilmente improbabile è stata la sua nascita
e preghi che da qualche parte nello spazio ci sia vita intelligente.
Perché qui sulla Terra è pieno di fessi.

Dettagli

E’ inutile tentare di dimenticare
per molto tempo nella vita dovrai cercare.

Dettagli così piccoli che tu
non sei ancora pronto per capire
ma che comunque contano per dire
chi siamo noi.

Se vedi un’altra donna camminare sulla tua via
ricordi quando c’ero io, la colpa è sua
il ritmo bilanciato del suo passo
sono ritagli di dettagli sennò perché
ti stai immediatamente ricordando proprio di me.

Io so che un’altra donna sta dicendo una frase fatta
come quelle che ho già detto: mi sembra matta.
Non credo che ti voglia così tanto bene
errori di grammatica lei non ne fa
e senza errori non si ha mai felicità.

E se farai l’amore con qualcuno, fallo tacendo
perchè se dici a un’altra il nome mio, ti stai sbagliando
non tutti hanno il piacere di sentire
parlare di qualcuno che non c’è
sono dettagli che fanno capire che pensi a me.

Non dire che nel cuore non ti resta più quasi niente
a furia di dettagli stai cambiando e già si sente
la piccola scintilla fa il grande incendio, l’amore tuo non può finir così

comunque se tu hai bisogno di qualcosa, io sono qui.

Bruno Lauzi, 1973

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