Archive for Febbraio, 2007

Tube Music

registratore

Capita spesso che musicisti allo sbaraglio passino ore ed ore ad ascoltare un brano con il proprio strumento in mano, seduti al pianoforte “imitando’, frammentando, cercando di eseguire le stesse note, battuta per battuta, facendo la massima attenzione alle singole sfumature. Lo si faceva in passato con il registratorino portatile facendo consumare il nastro a forza di andare avanti e indietro, spostando e risposando la puntina del giradischi sempre sul medesimo solco.

Poi arrivò il cd, il cui telecomando rese le cose mille volte più semplici e veloci. L’intervallo selezionabile che si poteva ascoltare si era ridotto di moltissimo, meno di un secondo forse, nei lettori un pochino più sofisticati si poteva anche fissare un “punto A’ ed un “punto B’ e “loopare’ all’interno di questo intervallo. Questo si che cambiava le cose, la concentrazione era tutta ed esclusivamente rivolta all’ascolto ed imitazione, ci si innervosiva molto ma molto meno e si imparava di più.

Per certi aspetti, si poteva pensare di essere arrivati al top in questo settore, invece, per puro caso, scopriamo che ancora una volta Internet ci stupisce!

Per la precisione parliamo di YouTube! Uno dei siti forse più “di moda’ in questo periodo; certo, la cosa sarà molto limitata del tempo, questo non ci stupisce più, ma per il momento è così. E’ stato proprio cercando video musicali di alcuni dei musicisti da me preferiti che ho scoperto una serie di video in cui la telecamera è fissa sulla tastiera di turno (io mi sono concentrato su alcuni pianisti, spacciandomi per tale) ed ho trovato la cosa davvero molto interessante. Quando poi mi sono trovato con la tastiera davanti ho provato a fare l’esperimento riguardando quindi il video e procedendo con la mia imitazione.

Per l’esperienza che mi sono fatto in davvero tanti anni di musicista, posso tranquillamente affermare che funziona, facilita ed agevola apprendimento e diteggiatura
Da provare !!

Il pezzo in questione è “Crystal silence” di Chick Corea
Potrete studiarlo all’indirizzo
http://www.youtube.com/watch?v=0y1cNBpvYw8

Out of the blue (part 5 - the end)

pendolo

[...]

Anch’io, come Tackeray, sono davanti a una porta. E’ora di entrare.

Ripercorro gesti che non furono miei. In una vita anteriore io sono stato Tackeray. In un’altra sono stato uno scrittore argentino. Rosita, che fu Marguerite, non sa ancora che mi sta aspettando. E’ora di entrare.

Il problema del tempo è essenziale. Viviamo nella secolare perplessità di Eraclito. Non c’è più tempo, è ora di entrare.

Ho utilizzato parole circolari con l’idea che il linguaggio è un mero strumento di un gioco che pretende simmetrie. E’ ora di entrare.

Marguerite sapeva che Tackeray mentiva. Ma partì in cerca di meraviglia. Durante il viaggio Tackerey sospettò invece che il suo racconto di finzione fosse accaduto veramente. Il passato è revocabile. Il futuro no, è ora di entrare.

Oggi, 26 febbraio 2007, la mia mano afferra la maniglia. Sospetto che questo gesto, inevitabile, non stia accadendo veramente. Rosita ignora ancora che tutte queste parole, questi pensieri, tutti i minimi gesti della sua vita sono accaduti affinchè io afferrassi questa maniglia.

“Come tu mi hai chiesto, sono tornato a prenderti…”.

Il lettore attento, che di certo ha raccolto i suoi indizi, non ignora che questo mio racconto oscuro e interrotto non va letto in cerca di verità, ma alla ricerca di meraviglia.

Out of the blue (part 4)

orologio astronomico

[...]

“Come lei mi ha chiesto, sono tornato a prenderla.
Non c’è tempo, si sbrighi, la carrozza è pronta.
Questo è il tomo che mi aveva chiesto.
Aggiungo anche questo mio scritto: è una confutazione del paradosso di Achille e la tartaruga.
Arriveremo di notte.
La notte è più interessante del giorno perchè, come il ricordo, sopprime i particolari oziosi.
Ora è tardi.
Il futuro, a differenza del passato, è irrevocabile.
Dobbiamo andare”.

Marguerite era terrorizzata.
Non aveva mai parlato prima con quell’uomo.
Pallida e tremolante, teneva in mano il “De humani corporis fabrica”.
Chi era costui? Un folle? Cosa stava dicendo?
Le sue parole erano deliranti.
Marguerite si sentì in pericolo.
Pensò per un attimo di afferrare un’arma.
Poi pensò di urlare: i soldati sarebbero subito intervenuti.
Furono secondi interminabili.

Alla fine Marguerite optò per la soluzione più pericolosa.
Partì con Tackeray.

Le possibili esperienze umane sono in numero finito, perché la vita è troppo povera, e prima o poi qualcuna finisce per essere ripetuta.

[continua...]

Out of the blue (part 3)

meridiana

[...]

Sull’Enciclopedia Britannica, nella terza edizione curata da Macfarquhar, ci sono 34 voci che contengono episodi avvenuti il 22 febbraio del 1757.

Si capisce che fu un giorno insolitamente caldo. Ad Augsburg la temperatura toccò i 23 gradi. Martin Foreman, nella sua “Vendicazione del tempo”, sostenne che le notizie pervenuteci su quel giorno sono false. Insinuò che abili cronisti furono obligati a spostare l’attenzione sulle insolite condizioni climatiche per occultare episodi storici ben più allarmanti.

Di certo Tackeray sapeva che quel giorno obliquo, benchè non avrebbe cambiato la Storia, avrebbe rivoluzionato irrimediabilmente la sua storia.

Si alzò presto. Constatò con sospetto la presenza di una moltitudine di raggi di sole, prese il “De humani corporis fabrica” di Vesalio e si diresse da Marguerite.

Con passo spedito attraversò il giardino all’italiana, vide riflesso il proprio corpo nel laghetto artificiale, avvertì la consunzione delle pietre al suo passaggio. Pensò che il giardino è la rappresentazione dello spazio infinito e delle sorprese.

I soldati lo riconobbero e lo fecero passare. Nell’atrio tolse il mantello e spolverò gli stivali. Al di là della porta c’era Marguerite. E Tackeray era pronto.

Strinse il tomo che teneva attaccato al petto e entrò nella stanza.

[continua...]

Out of the blue (part 2)

orologio

[...]

Non dirò, per ora, quale fu il piano e quale fu la risposta.

Mi si lasci parlare piuttosto del presente. E soprattutto mi si lasci indagare sulle segrete leggi del tempo e sul concetto di eterno ritorno.

Io come essere causato preferisco l’analisi cartesiana. Mi dedico alle leggi dell’evidenza, ammiro la misantropia celeste di Schopenauer ma mi inchino come Tackeray a tre raggi di sole. Io come Tackeray ho indagato Dee e Paracelso. Come Tackeray ho viaggiato verso nord e ho imparato ad esercitare la follia. Come Tackeray, ripeto, sono stato sorpreso da tre raggi di sole.

Il pomeriggio del 20 febbraio del 2007, esattamente 250 anni dopo.

Una striscia obliqua di nitida luce primaverile, di tre soli raggi appunto, si è frapposta tra me e il profilo di Rosita. Da questo momento ho ritenuto che l’unica cosa importante debba essere conquistare un posto nei suoi pensieri.

Mi do un compito arduo come quello di Tackeray: avvicinarmi a lei con il mezzo più inefficace e sciocco. In questa mia ambizione ho un vantaggio: la pratica dell’autoironia mi consente di trasformare ogni eventuale sconfitta in vittoria. Ho un altro vantaggio: io vinco sempre.

Gli inglesi dicono “out of the blue” per definire una cosa che accade all’improvviso, senza avvertimenti. Bene, perdona il mio “out of the blue”, Rosita, sorridi agli atti imprevedibili da parte di chi ama il gioco e inizia a giocare.

[continua...]

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