Archive for Novembre, 2006

Mappe

Nella Roma antica la mappa era un panno di lino usato come tovagliolo sulle tavole patrizie. Gli antichi agronomi chiamarono mappe (perché eseguite spesso su tela) ogni rappresentazione grafica di una zona di terreno riprodotta in scala: di qui l’uso moderno della parola.

Per un luogo, complici i topografi, è possibile tracciare una mappa che ci possa aiutare nel caso ci perdessimo.

Ma per un amore?
Può esistere una mappa per gli amanti che si perdono o che si sono persi? e chi sarebbe in grado di tracciarla?

Ognuno di noi ha (da qualche parte, ma non chiedetemi dove) una propria mappa che all’occorrenza utilizza. Per alcuni è la rete di amicizie, per altri le canzoni, altri ancora serbano poesie come mappe per ritrovare, anche se non l’amato bene, almeno se stessi.

Ci vorrebbe un catalogo di tutte le mappe per trovare all’occorrenza quella che ci serve.
Ci vorrebbe un amico diceva quello.
Ci vorrebbe, io aggiungerei, un castello da espugnare, un drago da vincere che però non sia dentro di noi.

La principessa

So di una principessa chiusa in una torre.
So anche di un principe venuto a salvarla.
Il principe viene da lontano.
Ha viaggiato e combattuto tutti i mostri del regno.
Tra una battaglia e l’altra ha sognato.
Ha sognato che i suoi sogni fossero quelli della principessa.
Il principe non ha paura.
Poi si è visto sanguinare.
Il principe non ha paura.
Poi il principe ha iniziato ad avere paura.
Perchè dopo lunghe battaglie la principessa non voleva più scendere dalla torre.
Il principe non ha più armi.
Ha scoperto che egli non è più un principe.
Forse allora non lo è mai stato.
Ma il dolore più grande è questo: è mai esistita una principessa senza un principe?

Discorso all’ufficio Oggetti Smarriti

(…)

Tolgo da sotto il suo capo un braccio,

intorpidito, uno sciame di spilli.

Sulla capocchia di ciascuno, da contare,

sono seduti angeli caduti.

La casa

La casa è come un punto di memoria“: vera questa strofa, te ne rendi conto soprattuto quando scompare una persona cara. Proprio la “casa”, le stanze fisiche con gli oggetti dentro ci aiutano, attraverso il genius loci, a cucire i nostri ricordi sparsi in un qualcosa di coerente, almeno dal punto di vista temporale.

Nella casa di Tonina ci siamo ritrovati, martedì sera, in diversi amici per testimoniare l’affetto e salutare Tonina, nella sua stanza, di là. Altri erano già venuti prima, alcuni da molto lontano!, e altri ne sarebbero venuti per il funerale: la casa parlava di lei e per lei, della sua vita, dei figli che l’hanno abitatata a lungo e nella quale avevano vissuto, con tutto quello che vignifica vivere.

In qualche modo è stata una “festa”, un abbracciarci e un raccontarci le ultime cose, qualche progetto, una delusione. La tristezza, seduta accanto, ascoltava le nostre chiacchere.

Quanti tempi e quante vite sono scivolate via da te,
come il fiume che ti passa attorno,
tu che hai visto nascere e morire gli antenati miei,
lentamente, giorno dopo giorno…

O tempora…

I tempi cambiano, e questo si sa. 32 anni dopo l’introduzione dei Decreti Delegati nella scuola mi sono ritrovato in un Consiglio di Classe come genitore. Vi avevo partecipato 32 anni prima come studente, per caso.

Un certo massimo, tale tonino, il giovane mauro ed io avevamo proposto, per colpevole goliardia, una nostra lista (la n°2) per la rappresentanza degli studenti: lo slogan (mauro fecit) era un imbarazzante “hasta la vista con la seconda lista” ed il programma uno stomachevole compendio dei luoghi comuni più triti.

Il tutto sarebbe dovuto apparire irridente ma, per immaturità collettiva, “vincemmo” le elezioni per i rappresentanti. Stesso liceo stesso piano, 32 anni dopo: gli studenti eletti (due) hanno chiesto il (udite udite) permesso al consiglio di fare una occupazione con autogestione; cose dell’altro mondo.

Fatto è che l’effetto di questa richiesta, educata e seriamente inoltrata, è stato (per me) molto più “straniante” di qualsiasi invenzione fantasiosa.

O mores…

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