Il 5 aprile 1986, sul palco degli Champs-Elysées, Michel Drucker presenta Whitney Houston a Serge Gainsbourg.
La cantante americana fa un saluto di cortesia. Gainsbourg, in perfetto inglese, risponde “Mi piacerebbe scoparti“. Imbarazzo e panico sul palco, gelo tra gli spettatori.”Cosa ha detto? Cosa ha detto? Deve essere completamente pazzo per dire certe cose!” esclama basita Whitney. Drucker prova a salvare il salvabile “Voleva solo dire che gli piacerebbe andare a cercar fiori con lei”, ma Gainsbourg insiste “Ma no, ho detto che mi piacerebbe fare sesso con lei!”.
Provate ad immaginare la situazione. Il conduttore inizia a pretendere le scuse di Serge, mentre Whitney è assolutamente shockata. Ma la chiusura di Serge non si fa attendere: “Attenzione! Non ho detto che me la voglio fare durante lo show…dopo!“.
Questo era Serge Gainsbourg (Parigi 2 aprile 1928 - 2 marzo 1991), pittore, anarchico, poeta, eccessivo e musicista.
Non ho mai saputo resistere al suo pezzo più famoso “Je t’aime… Moi non plus” (1976). Ritmica di basso e chitarra lenta e incalzante, contrappunto di batteria, melodia inesorabile affidata all’organo Hammond.
E poi voci sussurate, un’uomo e una donna, Serge Gainsbourg e Jane Birkin, eros e pathos.
Brigitte Bardot aveva chiesto a Serge, con cui ebbe una storia di tre mesi, di scrivere per lei la piu’ bella canzone che potesse immaginare: lui le diede “Je t’aime… Moi non plus“.
Questa è la storia di “Je t’aime… Moi non plus“, bandita in Francia e censurata in Italia, brano che non deve al testo la sua fama ma agli inequivocabili gemiti di piacere che la Birkin emette per buona parte della canzone. Leggenda vuole che siano stati registrati in presa diretta durante un amplesso.