Che ne fate, voi, degli antichi amori? (ottava parte)

Il sabato era spesso così: avrebbe voluto sprofondarsi in un sonno libero ed invece si svegliava, stanco, appena albeggiava. Subito si alzava, sbrigava piccole faccende domestiche silenziosamente e poi usciva. A volte faceva della ginnastica sul lungomare, più spesso passeggiava; il quartiere all’alba era bello e rilassante e lui si sentiva in vita, cioè si sentiva di potere decidere della propria esistenza perché era ancora mattina presto e le possibilità innumerevoli, come quando era ragazzo e per tutto sembrava ancora presto.
La luce piena del giorno appena sorto cancellò tutti i pensieri e lo rigettò nella quotidianità delle piccole incombenze per le quali il sabato sembrava naturalmente, misticamente deputato. Anna, quando lui rientrò, sembrava contrariata, ma appena un po’; evitando con cautela e tatto le paludi del contrasto dove si era disperso il loro amore, Dario riuscì a ritagliarsi del tempo per pensare, pagandolo con la decisione, incontrastata, di occuparsi del “cambio stagione”. L’operazione gli prese il restante pomeriggio e la prevista serata in casa con amici lo consolava.
Era desideroso di incontrare Pompei per trovare conferma, nell’espressione del suo viso, che fosse proprio lei la donna sul lungomare. La mattina del lunedì fece in modo non solo di incontrarla, ma anche di parlarle con la scusa di una pratica. La noia della giornata prese però ben presto il sopravvento sulla sua curiosità: inoltre non sapeva se lui era stato riconosciuto nell’incerta luce mattutina, vestito oltretutto con una tuta di un improbabile colore verde marcio.


