Archive for Giugno, 2006

Le forbicine

forbici

Quando andavo a trovare George, già 35 anni fa, ero ricevuto dal padre Carlo Alberto.

Da antico signore era comunque inappuntabile: giacca e cravatta SEMPRE, con il caldo più feroce come nelle ore più improbabili: era un maestro elementare quando il maestro era soprattutto il Maestro.

Era sempre impegnato: a smontare un apparato elettrico (elettronica poca nel mondo e niente in casa), a suonare uno strumento, a preparare dei sussidi scolastici.

Due cose ricordo di lui oggi che è morto: la serenità e il fatto che C.A. mi confidò un “segreto‘, un piccolo “trucco‘ da Maestro appunto: portare sempre con sé una forbicina, con la quale (asseriva lui) era possibile fare una tale quantità di cose da risultare prodigiosa!

Ecco.

Ornitologia 2

Giuseppe Ungaretti

Spesso muoiono i poeti e a volte, per lunghi periodi, la poesia; il fascino dell’istintiva alchimia delle parole comunque rimane in noi, il potere suggestivo ed evocatore rende il poeta mago e sciamano, l’unico capace di suggerirci un possibile senso della vita.
Seduti sulla linea di confine tra vita e morte, condizione immedicabile, scopriamo i messaggi che ci vengono direttamente dalla cose: la parola tace e quello che ci sembra la vera essenza si irradia direttamente dagli oggetti.

I versi poetici sono anch’essi cose, oggetti che al di la dei significati letterali parlano per analogia e contrasti, posizione e forma.

La più grande contraddizione umana, vita e morte, è la muta impronta di queste poesie che, per analogia e contrasto, posizione e forma appaiono come le cose che da bambini conservavamo nelle tasche, senza nessuna ragione, solo per il piacere di toccarle, averle vicine, in tutti i momenti di “passaggio’, di incertezza o paura che facciamo finta di dimenticare da “grandi’.

Morire come le allodole assetate
sul miraggio
O come la quaglia
passato il mare
nei primi cespugli
perché di volare
non ha più voglia
Ma non vivere di lamento
come un cardellino accecato

Giuseppe Ungaretti

Ornitologia

Charlie Parker

Geniale, elegante, vitale, curioso, esuberante, colto, eccessivo, sregolato, Charlie “Bird” Parker con la magia del suo sax alto reinventa la sintassi e la morfologia della musica Jazz negli anni Quaranta e ne devia il coso.

Cresce insieme a Dizzy Gillespie, l’altro dioscuro del bebop, nel Kansas, dove conosce la discriminazione razziale.

Il 9 marzo del 1955 Parker incontra Gillespie nel club Basin Street. Parker è profondamente disperato: “Torniamo insieme” insiste con Dizzy, “vorrei suonare ancora una volta con te, prima che sia troppo tardi”.

Una settimana dopo, Charlie si trova davanti al televisore e ha appena finito di ridere per lo show dei Dorsey Brothers.
L’eroina lo uccide il 12 marzo del 1955, a trentacinque anni.

To play is to live and vice-a-versa.
Play to live and vice-a-versa.
Live play is vice perverse.
Live verse is play.

Charlie Parker

Professione?

antonioni

Sicuramente non sarà per caso che quando mi tornano alla mente scene di film, quasi sempre sono film di Antonioni. Forse sarà perché Antonioni è “prendere o lasciare‘ e non concede un modo diverso di avvicinarlo.

I suoi film raccontano l’incomunicabilità, i silenzi, la macchina da presa che divaga, che si allontana dai personaggi e dai loro sentimenti paralizzati: tutto questo lo ritroviamo in Professione: reporter (”Considero questo film il mio film più maturo stilisticamente,” ha dichiarato Michelangelo Antonioni) dove lo spaesamento, il viaggio e la fine sono appena velate dalla storia.

Film dal carattere rivelativo riesce a non far muovere lo spettatore da una stanza di albergo: la macchina da presa invece viaggia, esplora, mette in relazione spesso ambigua visioni diverse per poi fare ritorno in un’altra stanza di albergo; inizio e fine coincidono, forse perché non c’è nulla da esplorare, forse è già tutto sotto i nostri occhi, ma non riusciamo ad accorgercene.
Il finale, misterioso, consiste in un solo piano sequenza di 7 minuti e dimostra come in effetti può bastare la semplice scelta di una angolazione piuttosto che un’altra per trasformare il mondo in una interpretazione del mondo.

In questa dialettica di “esterno’ed “interno’ risiede la grande fascinazione del cinema di Antonioni, la sua innata e mai risolta ambiguità. Nastro d’argento come miglior film e miglior fotografia.

I giusti

Jorge Luis Borges

Secondo Nietzsche gli uomini più grandi, i giusti che salvano il mondo, sono nascosti. E’ nel silenzio e nel segreto, nell’invisibile dell’operare di alcuni uomini precursori, che il superuomo si prepara.
Secondo Nietzsche alla produzione del superuomo è necessario l’isolamento degli uomini dotati. Il superuomo, colui che salva il mondo, si prepara al di là del clamore e col favore del silenzio.

Borges, dal canto suo, apporta due modifiche sostanziali al motivo dei giusti che salvano il mondo: i giusti sono uomini comuni e, come tali, si ignorano e sono ignorati. Cosa che che certo non accade ai profeti o agli eroi.

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che premedita un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

Jorge Luis Borges

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