Summertime

 

Piazza di Spagna

Passeggio con il mio amico Mario per Piazza di Spagna.

Mentre ci fermiamo a guardare la folla che si accalca sui gradini di Trinità dei Monti si avvicina una signora molto anziana ma anche molto elegante e ben curata. Mi guarda intensamente e, arrivando proprio sotto il mio viso, mi dice: “Mi scusi, ma è davvero impressionante la sua somiglianza con il mio Riki. I suoi occhi, lo sguardo, la fisionomia del viso…è incredibile”.

Io e Mario ci guardiamo divertiti pensando che sicuramente gli ricordo il marito oppure un figlio. Continuando a guardarmi con sorpresa la signora continua: “Volete che vi racconti la storia del mio Riki?” Sempre più divertiti assentiamo.

“Il mio Riki, tanto per cominciare, era un bel cane (ci guardiamo ridendo). La storia inizia nel 1950 (il mio anno di nascita), era un giovedì mattina ed era il primo sciopero generale dopo la guerra. Era il 22 marzo (il giorno in cui sono nato, e il particolare dello sciopero me lo ricordava sempre mia madre che diceva -tu sei nato il giorno dello sciopero generale perciò voglia di lavorare poca-)”.

Il racconto comincia ad impressionarmi.

“Ero in una strada proprio da queste parti, c’era tanta gente in giro e c’erano anche tante camionette della polizia che sfrecciavano veloci. Fu proppro una di queste camionette, mentre io e il mio riki cercavamo di attraversare la strada, che sfiorò me e prese in pieno la testa del mio amato cagnolino…proprio qui sulla parte destra“.

Mi tocca sul punto che ha detto e sente la cicatrice.

Volti

 

 

 

Fleur

Tra ribellione e rivoluzione spesso il confine è labile.

La durata, l’onda lunga, il possibile cambiamento innescato da un gesto, un grido o un fatto sono valutabili solo alla distanza. Forse i gesti eclatanti, le gesta fuori controllo ricadono ( o vengono di forza annoverate) tra le manifestazioni folkloristiche, le “stranezze”, i moti di infantile ribellione.

Tutti ottimi motivi per farle, allora.

Tra le cose possibili da fare io suggerisco la piccola “rivoluzione” di piantare un seme, un bulbo, una talea, una pianta, un fiore insomma in un posto inconsueto e brutto; vanno bene parcheggi, aiuole dimenticate, spazi tra guard rail, bordure di strade, parti squallidie di condomini, angoli cittadini brutti che, di certo, non mancano.

Chissà che la bellezza non diventi contagiosa.

Orsù  Flower Children …

Elsewhere

Non è qui, non è ora.

La grazia è presto abbandonata e cominciamo a disperderci nei passati vissuti e nei futuri ipotizzati. La sola vera vittima di questa espansione è l’esistenza, la vita-vita che, volenti o nolenti, si nutre solo di presente.

Incapaci di altro non possiamo comportarci diversamente, vittime di allucinazioni temporali che ci fanno distogliere lo sguardo dalla realtà e tutta la voluttà, i desideri e le aspirazioni (così come i progetti e le significazioni più astratte) sono concentrati nella sostanza del reale che, come un’ostia consacrata è piacere, fede e riscatto.

Il riscatto dal determinismo non è qui, non è ora: è altrove.

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